I migliori ristoranti in Via Nazionale a Roma

I migliori ristoranti in Via Nazionale a Roma

Avete deciso di trascorrere un soggiorno a Roma e avete prenotato un hotel in Via Nazionale a Roma come ideale punto strategico di partenza per il vostro tour capitolino? Magari non un hotel qualsiasi, ma il Floris Hotel? Bene, oltre ad aver scelto il luogo migliore per far partire il vostro soggiorno, sappiate che Via Nazionale è anche uno dei centri dello shopping romano e della buona cucina, perché qui si trovano alcuni dei migliori ristoranti della città e anche un ristorante stellato, Ristorante Colonna all’interno di Palazzo delle Esposizioni.

“La Cucina Nazionale”: il più “antico” ristorante di Via Nazionale

La “Cucina Nazionale” è un ristorante-pizzeria fondato nel 1938 ed è appartenuto sempre alla stessa famiglia di ristoratori da generazioni che nel corso degli anni hanno saputo adattarsi alle mode e alle tendenze seguendone la gestione con cura e professionalità. Il ristorante si trova su Via Nazionale, 3 poco distante dalla meravigliosa Fontana di Piazza della Repubblica. Prende il nome indubbiamente dalla Via in sui si trova, ma anche dall’offerta gastronomica ispirata all’autentica cucina italiana e romana in particolare. Il locale ospita 130 coperti all’interno distribuiti in due sale e 40 all’esterno ed è aperto tutti i giorni dal lunedì alla domenica sia a pranzo che a cena.

I primi piatti sono tutti preparati con paste fatte in casa; nel forno a legna vengono cotti ottimi calzoni ripieni, crostini e pizze nel rispetto delle ricette originali e dai sapori più disparati dalle pizze classiche a quelle più ricche di ingredienti e gusti particolari. Ottimi anche la carne alla griglia  e le scamorze. Lo chef prepara personalmente dessert e semifreddi. L’offerta della cantina è ampia con diverse etichette sia di vini bianchi che rossi.

Gli altri ristoranti di Via Nazionale a Roma

Ad angolo con Via Torino, 33 si trova il Ristorante Target, poco distante da Via Nazionale e da Piazza della Repubblica, ma lontano dai rumori del traffico e dal via vai dei turisti. Il Target è un ristorante e pizzeria in cui degustare sia i piatti tipici della tradizione italiana e mediterranea, che specialità dal sapore esotico o più ricercato come la tartare di salmone e avogado o il carpaccio di gamberi con burrata e tartufo, nonché il “misterioso” vasetto del goloso, da provare. Gli amanti della pizza non resteranno delusi dalla molteplice quantità di gusti e dalla qualità. Per chi sceglie il locale per la cena, può essere piacevolmente colpito dalla presenza di musica dal vivo. Il ristorante è aperto tutti i giorni dal lunedì alla domenica a pranzo e a cena.

Proseguendo su Via Torino – al civico 124 – si trova il Ristorante Il Cotto che è stato aperto a maggio del 2008 e si distingue per l’ambiente elegante grazie ad un arredamento confortevole e moderno, in rado di mantenere anche una certa riservatezza tra i tavoli. In estate si può accedere all’ampia veranda esterna. Il ristorante, molto curato nei dettagli, propone una cucina altrettanto ricca di dettagli e sfumature prediligendo le ricette mediterranee e sapori antichi e tradizionali da riscoprire. Il menù si basa su piatti con prodotti stagionali supervisionati dallo chef Marco Boi. Il Cotto nasce per soddisfare anche i palati più esigenti e propone tre menù:

  • Degustazione;
  • Carne o pesce;
  • Vegetariano.

Il Ristorante è aperto tutti i giorni dal lunedì alla domenica, sia a pranzo che a cena.

Assaggiamolo il mondo. Berimbau, mangiare brasiliano a Potenza

Assaggiamolo il mondo. Berimbau, mangiare brasiliano a Potenza

Bando al provincialismo, stasera churrasco.
E pure buono. Trovata l’alternativa al sushi quando abbiamo bisogno di molta più proteina e ferro.

Potenza, per noi, se continui così, con la sperimentazione agroalimentare di altre culture, per noi davvero puoi essere “ovunque”. L’ovunque per cui ci piace essere cittadini del mondo. E questo pezzo di picagna è veramente spettacolare. Come il resto della carne che stiamo assaggiando. Cotta allo spiedo su brace al punto giusto, con la crosta ma con tutti i liquidi e succhi esattamente al loro posto. Sapori ordinari e straordinari insieme. Ordinari di carne cucinata con maestria, proprio come ti aspetti che la carne debba essere. Straordinari per i tagli insoliti a cui non siamo abituati e quindi anche ad una cottura differente da quella che faremmo noi che abbiamo a che fare spesso solo con bistecche, tagliate e simili.

Funziona così nello stile della churrascheria. C’è un buffet e si può andare quando si vuole a riempire le foglie. All can you eat, ma non esagerate subito anche se avete fame. Il consiglio del gentilissimo proprietario brasiliano è quello di gustare il menù churrasco completo. Almeno 5 spiedi di tagli di carne diversa che a rotazione vengono portati a tavola per tagliare direttamente nel piatto le fette a coltello. Noi abbiamo avuto modo di assaggiare le piccole salsicce e le costine di maiale, la spinacina, il capocollo di maiale, la picagna (che è il codone di manzo) e il cupim. Ogni tanto andando al buffet per prendere qualcosa a contorno tra verdure, fagioli, gamberi ed altro. Per concludere l’ananas allo spiedo con zucchero e cannella. Squisito, mi è piaciuto tanto alla fine e non solo per l’illusione comune che l’ananas sgrassi.

Un menù di piatti brasiliani, stuzzicherie ma anche pizzeria. Un luogo elegante e tranquillo, arredato con molto gusto e una buona musica brasiliana in sottofondo. Abbiamo assaggiato un dolce al cioccolato veramente buono, non mi sono però segnata il nome.

Un consiglio disinteressato. Assaggiatelo il mondo, lasciate ogni tanto perdere le vostre sicurezze, cambiate abitudini, sperimentate, godetevi quello che non conoscete, provate tutto. Enjoy!

Complimenti al Berimbau e in bocca al lupo per l’attività. Ci vedremo spesso, secondo me.

Berimbau – Via Isca del Pioppo 16685100, Potenza, Italia (+39 346/6464704)

 

PS siccome una volta facevo la foodblogger (e mi pagavano pure, magari diciamolo che ogni tanto il blogging mi ha dato qualcosa, testimonianza qui http://www.catepol.net/scrivo-altrove/detto-fra-noi/ la raccolta dei testi per UNILEVER a firma @catepol) e di cibo e mangiar bene mi capita per lavoro e per piacere sempre più spesso di assaggiare e fotografare qualcosa, potrei… dico potrei, scrivere di food a modo mio in questo 2018…stay tuned.
Che a chiamarsi food blogger oggi lo fanno tutti… con due ricette, due. (e qui nel blog c’è pure la rubrica “Oggi cucina catepol” quando ancora avevo tempo di preparar qualcosa…)

— Post originale pubblicato da Caterina Policaro su: Assaggiamolo il mondo. Berimbau, mangiare brasiliano a Potenza – Catepol 3.0 Catepol 3.0 by Catepol is licensed under a Creative Commons Attribution-Noncommercial-Share Alike 2.5 Italy License. Necessario il consenso per la pubblicazione dell’intero post altrove.–

Fonte: Assaggiamolo il mondo. Berimbau, mangiare brasiliano a Potenza

I vini italiani più apprezzati negli USA

I vini italiani più apprezzati negli USA

Gli Stati Uniti sono una nazione che è da sempre innamorata dei prodotti enogastronomici italiani. In questo contesto, l’infatuazione per il vino made in Italy è una realtà consolidata e confortata dai numeri. Infatti, grazie ai suoi 325 milioni di abitanti circa, gli USA sono i maggiori consumatori di vino al mondo.

Va da se che con questi numeri, il mercato enologico americano è una ghiotta opportunità per gli imprenditori vinicoli nostrani.

Negli ultimi anni si è registrato un aumento dei consumi di vino locale, proveniente dalla California. Per questo le aziende che oggi vogliono fare business negli USA per vendere i loro vini, si trovano davanti ad un mercato più difficile da penetrare rispetto al passato.

D’altronde i vini californiani sono ottimi. Ma questo non deve far pensare ad un arretramento dei consumi di vino italiano. Etichette come Chianti, Brunello e Barolo la fanno ancora da padrone e, nell’immaginario collettivo, sono sempre i migliori vini del mondo.

Ma quali sono i vini italiani più apprezzati dagli americani?

I prevalenza si consumano vini rossi, anche se i bianchi stanno prepotentemente rosicchiando quote di mercato.

Tra i rossi preferiti, come già accennato,  troviamo i toscani Chianti e Brunello di Montalcino. A seguire il Barolo, l’Amarone, il Montepulciano e l’Oltrepò Pavese.

La lista dei rossi graditi agli americani è lunga, ma questi sono senza dubbio quelli che attualmente spopolano durante le cene e gli incontri nei locali.

Un fattore da tenere in considerazione per determinare la classifica dei vini più graditi dai cittadini degli Stati Uniti, è l’età del consumatore. Il mercato del vino USA è attualmente trainato dai cosiddetti “Millenials”, o “generazione Y”. Sono giovani compresi tra i 20 e i 40 anni e tra loro, sono ben il 60% le donne.

Particolare molto curioso, il Lambrusco è uno dei vini preferiti dai Millenials.

Da evidenziare come ultimamente stiano riscuotendo successo anche vini meno famosi, come i vini dell’Etna, la Tintilia del Molise, e il Longanesi della Romagna.

Champagne o Spumante?

Dopo un periodo lungo e intenso in cui gli americani brindavano solo con lo champagne, il nostro spumante ha operato il sorpasso definitivo. Allo spumante vero e proprio però, ha dato una grossa mano il prosecco. Uno dei più apprezzati in assoluto è il prosecco di Conegliano Valdobbiadene DOCG che viene venduto a circa 20 dollari negli scaffali della grande distribuzione statunitense.

Esportare vino italiano negli Stati Uniti

Come accennato, i prodotti californiani hanno sottratto una bella fetta di mercato ai vini italiani. Tuttavia è ancora possibile proporre i nostri con successo.

La grandezza degli Stati Uniti, il clima diverso tra stato e stato, fa in modo che ci sia ancora molto spazio per l’export italiano. Bisogna quindi saper proporre vini che non abbiano ancora saturato il mercato, bisogna creargli intorno un racconto che possa affascinare il consumatore e, naturalmente, che sia di qualità.

Se si raggiungono questi obiettivi e sia ha anche un vino biologico da proporre, prodotto da aziende ecosostenibili,  le chance di successo sono molto maggiori.

A tutto questo vanno aggiunti un piano di marketing ed un business plan ben definiti che possano convincere gli importatori a scommettere sul vostro vino. Il top sarebbe essere seguiti da società di import-export con gli USA, specializzate nel settore.

Fonte: https://exportamericagroup.com/it/

Ragali di Natale Gastronomici

Ragali di Natale Gastronomici

I regali di Natale più apprezzati sono sicuramente quelli che rientrano nella gastronomia tra cesti appositamente realizzati e prodotti tipici delle nostre eccellenze made in Italy. Infatti secondo alcune indagini di mercato nella caccia ai regali di Natale, la gastronomia conserva il suo primato perché è un dono che non lascia mai delusi. A tal proposito secondo Confcommercio i dolci, i salumi, i formaggi e vini sono in cima alla lista dei regali che ognuno di noi vorrebbe trovare sotto l’albero di quest’anno. Ragion per cui le offerte gastronomiche presenti attualmente sul mercato sono davvero numerose nelle varie piattaforme on line il che rende complicata la scelta con lo scopo di sorprendere ma nello stesso tempo soddisfare i palati più esigenti. A tal proposito in questo articolo vi proponiamo i regali natalizi gastronomici più gettonati con i quali farete di sicuro un’ottima impressione, dato che essi sono legati ad antiche tradizioni regionali che li pongono in una sfera qualitativa superiore alla media. Nella nostra classifica si parte dal basso e cioè dal 5° posto dove troviamo una delle leccornie più imitate del nostro Paese e cioè i gianduiotti, un’idea accattivante per gli amanti del cioccolato e della gianduja, considerati una delle grandi raffinatezze dolciarie italiane. A tal proposito i gustosissimi Giandujotti Leone caratterizzati da ingredienti genuini e di alta di qualità sono tra i più richiesti sul mercato. Al 4° posto continua a conquistare il palato di mezza Italia, il formaggio nelle sue varianti, specie quelli della Tuscia come il famoso pecorino o come anche la stracciata molisana che risulta decisamente gradito dagli amanti dei latticini freschi. Al 3° posto tra i prodotti gastronomici italiani più apprezzati tra i regali di Natale resistono i salumi e in particolare la mocetta, un salume invernale della Valle d’Aosta che si ricavava dalla coscia dello stambecco. Al 2° posto si piazza uno dei prodotti che meglio ci rappresenta all’estero e cioè la pasta venduta nei suoi formati più particolari come i bigoli veneti e gli strascinati pugliesi, fino ai simpatici corzetti stampati liguri e le scrippelle abruzzesi. Infine il regalo natalizio gastronomico per eccellenza è il vino che non può mancare nelle tavole della nostra penisola soprattutto nelle festività natalizie. Qui c’è davvero un’ampia scelta con offerte caratterizzate da scrigni di legno in cui inserire diverse qualità di vini. Tra questi i più venduti sono: il Barolo, l’Amarone, il Nobile di Montepulciano, il Brunello di Montalcino, il Lirica Primitivo di Manduria e il Barbera d’Asti superiore. In caso sia davvero difficile capire quale di questi prodotti possa essere gradito ai potenziali destinatari dei nostri regali di Natale vi consigliamo di realizzare dei cesti natalizi personalizzati nei quali inserire i vostri prodotti gastronomici preferiti in modo da soddisfare palati diversi.

Come scegliere la cantinetta vino

Come scegliere la cantinetta vino

Nel momento in cui ci si approccia alla scelta di una cantinetta vino, e in generale si ha la necessità di individuare un luogo adeguato per la conservazione delle proprie bottiglie di maggior pregio, le variabili che devono essere prese in considerazione sono l'oscurità, il livello di umidità e – soprattutto – la temperatura. Ciascun vino, infatti, ha bisogno di una temperatura ben precisa, che è indispensabile per mettere in evidenza le sue note interne, i suoi sapori e i suoi aromi. Il calore e il freddo, in particolare, possono alterare un gran numero di proprietà dei vini: non solo gli aromi varietali, ma anche l'effetto astringente dei tannini, senza dimenticare l'alcolicità e l'acidità.

Per quel che riguarda il vino bianco, per esempio, la temperatura di conservazione ideale non dovrebbe andare oltre i 13 gradi, mentre per il vino rosso sarebbe preferibile rimanere al di sotto dei 20; più basse dovrebbero essere le temperature per gli spumanti, possibilmente inferiori agli 8 gradi. Ovviamente non è semplice avere in casa una cantina ad hoc, interrata e con muri spessi, fondamentale per offrire alle bottiglie il livello di umidità, le temperature fresche e il buio di cui hanno bisogno. Ecco perché si può fare affidamento sulle cantinette, che – in vendita a un prezzo più che accettabile – consentono di evitare quegli sbalzi di temperatura che fanno soffrire i vini tenuti in cucina o in altri ambienti della casa. 

Noto anche con il nome di "frigo per vino", questo elettrodomestico ha il merito di favorire il mantenimento delle proprietà organolettiche dei vini conservati. I profumi e gli aromi vengono esaltati, e a seconda dei modelli è possibile anche avere a disposizione bottiglie di tipologie differenti: le cantinette doppia temperatura, infatti, consentono di impostare temperature differenti nello stesso momento. I modelli da otto o da dodici bottiglie occupano uno spazio davvero ridotto e non sono per nulla ingombranti: ecco perché è possibile collocarli in qualunque contesto.

Le cantinette vino sono indicate per fare invecchiare le bottiglie tenendole coricate e mantengono l'umidità stabile, senza pericolosi sbalzi: in questo modo il tappo può durare a lungo, aderendo bene alle pareti proprio grazie all'umidità. Con una soluzione del genere non si è costretti a scendere in cantina ogni volta che si ha voglia di bere un buon bicchiere: le bottiglie sono a portata di mano, in virtù di un elettrodomestico che, per altro, si presenta anche come un complemento di arredo vero e proprio, persino gradevole visivamente. 

Da Firenze A Miami Passando Da Napoli ‘O Munaciello

‘O Munaciello a Miami Beach e l’avventura di tre ragazzi

Leonardo Scuriatti, Valentina Borgogni e Carmine Candito.

Al 6425 di Biscayne Boulevard Corner con la 65th Street a Miami, qui siamo a Napoli, anche il nome ‘O Munaciello “piccolo monaco” in napoletano, uno spiritello leggendario del folclore napoletano citato nell’800 da Matilde Serao, mostra una appartenenza ad una terra con tutti i suoi colori e la gioia di vivere, schidionate di ferro che reggono corone di aglio, peperoncini e pomodorini piemolo, le profumate mele Annurca, i limoni di Amalfi e Sorrento, i prodotti provenienti dai terreni sotto il Vesuvio, ceste di frutta, il juke box, carrettini pieni di fiori e quello delle granite al limone, il locale è un piacevole caos organizzato, mostra la gerarchia di squadra, la fretta calma, la consapevolezza incosciente, l’ emozione di fare sempre le stesse cose, tutti i giorni, in maniera differente….tovaglie con i numeri della tombola stampatati, un album fotografico di un quartiere spagnolo per la carica seduttiva di un vero e proprio palcoscenico napoletano, ti aspetti da un momento all’altro di vedere apparire Totò, nel cinquantenario della sua scomparsa, aspettiamo di scorgere la sua malafemmena, e troviamo allegri  panni tesi al sole di Napoli, Maradona, eroe indimenticabile al cuore dei napoletani, infatti la prima cosa che vedi, entrando, è il magico “numero 10” stampato sulle maglie di Maradona tese, come fossero al sole, tenute dai chiappini di legno.

I ragazzi, Leonardo, Valentina e Carmine ti portano per mano negli affascinanti quartieri spagnoli che hanno riprodotto a Miami, per un viaggio nella storia della migliore cucina del mondo, sapori, profumi e colori, dagli spaghetti, ragù, mozzarella, babà, sfogliatella, pastiera, caffè, salame di Napoli, struffoli, chiacchiere, zeppole di San Giuseppe, tortano, casatiello, caprese, delizie, cannelloni, lasagna, falanghina, limoncello  ed infine l’enorme forno  a vista, regno incontrastato di Carmine Candito, un gigante di simpatia per la pizza più buona di Napoli, prima portata a Firenze in Santo Spirito ed infine a Miami, dove le sue pizze ridono, sono opere d’arte, la sua cucina, napoletana, che nasce dal pane, ma si arricchisce via via di profumi e sapori che la rendono unica e la sua impronta napoletana è marcatamente evidente nelle portate principali, che risentono di un timbro che è connaturato nella storia della Campania, percorsi di terra, i colori della natura che circonda Napoli, segni di appartenenza, ricordi che arrivano da lontano e ritornano in superficie, naturali e spontanei, ricerca di prodotti, di innovazione, di voglia di stupire, ma la terra Campana rimane sullo sfondo.

Leonardo spiegaci il perché di questa nuova apertura

Miami Beach vede 2 milioni di turisti italiani ogni anno, ‘O Munaciello a Firenze ormai è arrivato ad un punto di eccellenza, siamo in 3 soci giovani e avevamo voglia di “allargarsi”, la cucina italiana negli Stati Uniti è seguita, amata, ricercata e, come prima base negli USA, ci siamo fermati a Miami Beach, dove, dopo 2 mesi dall’apertura, siamo già in un vortice di gente che fa la fila fuori del locale, gente che ritorna, attori e calciatori italiani che ci vengono a cercare, gli amici italiani, i fiorentini, i napoletani.

Che peso ha la tradizione nella cucina di ‘O Munaciello?

Il tema del nostro brand è la cucina napoletana, la tradizione è parte fondamentale ed integrante della cucina Campana, di quando a Napoli si faceva della condivisione uno stato sociologico, l’abitudine di stare insieme intorno alla tavola…per Napoli la tavola e la cucina sono cultura, storia, un fatto sociale che abbiamo voluto portare qui e i risultati ci stanno dando ragione. E Miami è compatibile allo spirito campano, qui è sempre festa, un estate che non finisce mai, i colori abbaglianti del mare, che si intravede dal nostro locale, basti pensare agli italiani che ormai da tradizione passano le feste di natale qui, la gente che è sempre fuori, la spiaggia sempre piena di ragazzi.

Valentina Borgogni da Firenze a Miami

10 anni di Munaciello a Firenze, un successo e una scommessa vinta in una città che ama la sua cucina toscana, ma la nostra allegria e gioia di vivere è stata vincente, principalmente per i prodotti campani che abbiamo portato, prima da Napoli a Firenze ed ora a Miami, la dolce sensualità dell’olio campano, qui l’ospite che si ferma trova nel piatto, quasi per magia, racconti di  lunghe distese di viti, mozzarelle campane, il Vesuvio, cancelli di ferro incoronati dal glicine, la tavolozza infinita di sfumature di rosso, di arancio, i gialli, gli ocra, i viola……suggestioni autunnali, passioni estive, languidezze primaverili, richiami di una terra generosa.

Ed infine Carmine Candito, qui la tua Napoli…

Io penso che non esista al mondo una città amata come Napoli e qui negli Usa ne ho la conferma tutti i giorni, qui ho portato la mia “Pizza nera” fatta con un impasto lievitato dalle 24 alle 48 ore, preparato aggiungendo una piccola quantità di carbone vegetale attivo che le conferisce il colore nero con effetto  immediato: il carbone vegetale ha la capacità di trattenere i gas che si sviluppano dalla fermentazione nel processo digestivo, rendendo così l’alimento altamente digeribile senza gonfiare l’addome ed è consigliata a tutte quelle persone che riscontrano intolleranze a pasta, pane e pizza e tutti i prodotti contenenti glutine.

‘O Munaciello Miami

6425 Biscayne Boulevard

Miami

‘O Munaciello Firenze

Firenze – Via Maffia, 31

Press: Cristina Vannuzzi

 

Prosecco Valdobbiadene DOC: le bollicine che nascono da storia, cultura e tradizione

 

 

Nel cuore della provincia di Treviso, tra i non sempre dolci declivi dei colli compresi fra le cittadine di Valdobbiadene e Conegliano, in un territorio che abbandonando le Dolomiti e spingendosi verso Venezia e l’Adriatico gode di un clima unico, nascono le bollicine più famose d’Italia: quelle del Prosecco.

Una produzione vinicola assolutamente unica che trova nel Prosecco Valdobbiadene DOC la sintesi perfetta di un territorio disegnato da filari di vite che si inerpicano sui versanti assolati dei colli trevigiani, storia, cultura e tradizioni.

Un comprensorio d’eccellenza formato da quindici comuni con Valdobbiadene e Conegliano a segnarne i confini dove la vite di Glera, con i suoi acini dorati elegantemente adornanti i lunghi grappoli, fornisce la base essenziale e senza eguali per la vinificazione di questa varietà di Prosecco Valdobbiadene DOC che è possibile acquistare online in negozi come Origini.

L’area di produzione del Prosecco Valdobbiadene DOC abbraccia circa 18.000 ettari in direzione est-ovest che da più di due secoli regala all’Italia e al mondo un vino che è uno dei simboli della tradizione tricolore, vanto a livello internazionale perché arrivato a superare nelle vendite anche il più “nobile” e blasonato Champagne francese, tanto da essere, al momento, il vino spumante più venduto nei cinque continenti.

Il processo di vinificazione del Prosecco, che deve rispettare un preciso disciplinare, parte da una vendemmia che avviene durante le prime settimane di settembre quando, territorio e microclima delle colline trevigiane, hanno fatto raggiungere alle bacche dorate di queste uve, che alcuni fanno risalire addirittura ai tempi dell’Impero Romano, il giusto grado di maturazione in termini di contenuto di zuccheri, aromi e acidità.

Successivamente alla pigiatura e di prima vinificazione, il Prosecco Valdobbiadene Doc segue il metodo di produzione indicato come Charmat o Martinotti che prevede una rifermentazione, dopo filtratura, all’interno di apposite autoclavi pressurizzate con l’aiuto di particolari lieviti sapientemente selezionati, che sono i fautori della reazione chimica che porta gli zuccheri a trasformarsi in alcol e anidride carbonica.

In base alla pressione con cui il prosecco viene sottoposto durante la vinificazione si possono avere due qualità: vino frizzante o spumante.

Questa fase di fermentazione alcolica, che ha una durata variabile dai 15 ai 20 giorni, permette di esaltare i profumi ed i sentori dell’uva che, dopo fasi successive di travaso e filtrazione portano alla nascita di un prodotto unico che, grazie alla cultura e alla sapienza dei mastri vinificatori i quali controllando gli stadi finali della vinificazione riescono a regalarci un vino dall’inconfondibile aroma e dal sapore eccezionale.

Fresco, dai sentori armonici, dalla gradevole caratteristica fruttata e con i suoi inebrianti profumi, il Prosecco Valdobbiadene DOC Origini rappresenta davvero l’eccellenza della produzione vinicola italiana, ideale protagonista di momenti allegri e di gioiosa convivialità, frutto di una tradizione che affonda le sue radici nella storia e nella cultura, come le brune viti di Glera sprofondano le loro radici nelle zolle di una terra unica.

Per concludere una piccola ma doverosa preghiera: se durante un brunch di lavoro, un pranzo in famiglia o una cena con amici vorreste farvi rapire dal sapore e dalle note uniche di un Prosecco DOC, per favore, non rivolgetevi al cameriere chiedendo un “prosecchino” ma scandite bene il suo nome, è una forma di rispetto per un prodotto che ha dentro di sé, come tantissime altre eccellenze enogastronomiche del nostro pese, la passione e la vita di genti italiane.

 

 

 

 

 

 

 

Alla scoperta del Messico e della sua gastronomia

Un Paese affascinante, le cui origini si perdono nell'antichità più remota, il Messico rappresenta uno scrigno di tesori storico-architettonici e di cultura con pochi eguali al mondo. A tutto questo poi si aggiunge una gastronomia prelibata e assai particolare, che vale la pena scoprire direttamente nel Paese di origine, oppure in qualche ristorante messicano a Roma o in qualche altra città italiana, ormai diffusi e soprattutto apprezzati.

Ciò che affascina del Paese centramericano è la sua cultura millenaria, combinazione di quell'antichissima e ormai quasi perduta delle civiltà Azteca e Maya da un lato e spagnola dall'altro. Un mescolio di tradizioni, culture e storie che fanno del Messico un Paese unico e particolare. Andiamo a scoprirlo da un punto di vista originale, come quello della sua gastronomia, anch'essa frutto dell'intreccio delle tradizioni tipiche pre-colombiane prima e di quella ispanica poi.

 

Periodo pre-colombiano e la conquista spagnola

Durante il periodo più florido di queste antiche civiltà (dagli ultimi secoli prima di Cristo fino al XV° d.C.), ciò che si mangiava era frutto soprattutto della terra: quindi l'alimentazione si basava principalmente sul mais, sui fagioli, sulla zucca, a cui si aggiungevano notevoli quantità di erbe, peperoncino, di frutta locale, quali ananas ed avocado, e qualche porzione di carne, in particolare di tacchino. I piatti quindi erano molto semplici e con alimenti provenienti dalla natura circostante.

Con l'arrivo dei conquistatori spagnoli, nei primi anni del XVI° secolo, a questa alimentazione indigena vennero associati altri prodotti, portati appunto dai navigatori ispanici, quindi riso, cipolle, aglio, a cui si aggiunsero diversi tipi di carne come quella di maiale, di manzo, di pollo, oltre naturalmente al vino. L'associazione e l'intreccio di queste due tradizioni culinarie diverse produssero in seguito una gastronomia mista, che ha attraversato i secoli ed è arrivata fino a noi.

La cucina messicana odierna

Il risultato di questo miscuglio, che nel corso del tempo si è evoluto, si può scoprire e gustare ad esempio nelle Quesadillas, una tortilla (una sorta di piccola focaccia, rassomigliante alle piadine) di mais o farina a cui si abbinano formaggio tipico, il Queso Blanco, diversi tipi di carne come quella di pollo, maiale e manzo, delle verdure varie come cavolfiori e broccoli, e l'immancabile peperoncino locale.

Altra pietanza tipica messicana sono i Frijoles, una sorta di crema cotta di fagioli, a cui si aggiungono vari tipi di spezie. Questa viene fritta nell'olio e poi fatta gustare assieme a piccole porzioni di tortillas. Tuttavia, come in altri Paesi, anche in Messico i piatti tendono a variare in base alle località. Infatti, nella zona settentrionale è diffusa la carne di manzo e le pietanze in quest'area ne fanno ampio uso. Nella parte meridionale del Paese, invece, si utilizzano maggiormente pollo e verdure, a cui si abbinano spezie piccanti.

   

Vini ad indicazione geografica tipica Valle d’Itria

Per ottenere l’indicazione geografica tipica Valle d'Itria, i vini, bisogna che siano stati ricavati da uve bianche e rosse, coltivate in vigne della provincia di Bari, di Brindisi e di Taranto. Vini eccezionali facilmente reperibili in Valle d’Itria, dove potete assaggiarli mentre cenate in uno dei numerosi ristoranti Valle d'Itria di cui mi sento di consigliarvi l’Osteria Sant’Anna.

Il vino pugliese, è famoso in tutto il mondo, non soltanto il vino del Salento, ma anche quello prodotto in Valle d’Itria, zona caratterizzata da paesaggi incantevoli, resi famosi dalle costruzioni delle case bianche chiamate Trulli.

Questo ampio territorio, che si trova a sud di Bari e tra le provincie di Lecce e di Brindisi, si estende la zona coltivata a vitigni della Valle d'Itria, dove vengono coltivati vigneti, molto ben curati, in prevalenza di uve bianche.

Varietà di vitigni

In Valle d'Itria in prevalenza vengono coltivati due particolari tipi di vitigni di uva bianca: il Bianco d’Alessano e la Verdeca. I vitigni autoctoni di uva bianca della valle d’Itria sono molti: oltre ai sopra citati vi sono anche, il Tamianello, il Fiano, Marchionne, la Malvasia e molti altri.

Il Bianco d'Alessano, viene coltivato in maggior parte in provincia di Taranto, dal colore giallo paglierino, leggero al palato. Il Verdeca, chiamato cosi per il colore verdognolo delle bacche, è un vitigno autoctono della Valle d'Itria, a Gravina, in provincia di Taranto e di Bari. Con il Verdeca si produce un vino di colore paglierino con riflessi verdolini, al palato è fruttato e agrumato.

Il Fiano, è un ottimo vitigno, coltivato in Puglia da cui si produce vino dal colore giallo paglierino che al palato risulta fruttato. Alla famiglia dei moscati bianchi appartiene in questa zona il Minutolo, ricavato da un vitigno dalle caratteristiche aromatiche

La conformazione del territorio è caratterizzato da un suolo roccioso, per cui le radici dei vitigni, per alimentarsi devono scendere in profondità, e per questo motivo le uve bianche acquistano il tipico sapore dei minerali.

Turismo enogastronomico

La valle d’Itria è una zona della Puglia dove si è sviluppato un sempre più crescente turismo enogastronomico. Oggi chi viaggia è diventato molto più esigente riguardo ai prodotti tipici delle zone che visitano, la ricerca di cibi e specialmente di vini di qualità è una pratica costante dei vacanzieri. Molte Cantine e Tenute, che si trovano in Valle d’Itria, uno tra i più bei luoghi pugliesi, sono aperte alle visite dei turisti, per degustare i sapori unici dei vini bianchi, eccellenze di queste ricchissime terre.

Export vino. Il valore del Veneto sfiora il 32% del totale nazionale

Cresce ancora il valore dell’export veneto di vino, che nei primi nove mesi dell’anno corrente è arrivato a un miliardo 146 milioni, pari ormai al 31,8% del totale nazionale.
Si tratta di una ulteriore crescita dell’11,7% rispetto ai primi nove mesi del 2012, anno nel quale il valore del vino che il Veneto ha venduto all’estero è stato di un miliardo 443,6 milioni di euro, pari al 30,7 per cento del totale italiano.

Questi dati, forniti dalla Direzione Sistema Statistico e benchè provvisori, confermano e consolidano il primato economico dell’enologia veneta: un fatto che è indice del valore del Veneto nel mercato mondiale del vino, dove la concorrenza è apertissima e dove proprio il Veneto risulta essere la prima regione produttrice del primo Paese produttore del pianeta.

mCeyJ42Questo vale per quanto riguarda il rapporto prezzo/qualità dei nostri vini, il loro reale apprezzamento al consumo, la capacità di innovazione e di qualità che il sistema produttivo ha “iniettato” nel comparto a tutti i livelli, fino alla bottiglia che arriva in tavola. E vale anche sul piano delle strategie condivise e della gestione, in una realtà complessa e anche frammentata, dove la superficie media a vigneto per azienda è di circa 2 ettari.
L’unica cosa che possiamo si può invidiare ad altre realtà è la (relativamente) scarsa nomea che le produzioni venete hanno nelle classifiche nazionali e internazionali delle riviste e dei gourmet.

Tra i leader dell’export italiano di vino, in valore, si collocano i vini piemontesi (18,9 per cento del totale nazionale ei mesi da gennaio a settembre 2013); quelli toscani (15 per cento) e quelli del Trentino Alto Adige (9,6), mentre sono cresciute percentualmente più del veneto, rispetto allo scorso anno, Emilia Romagna (+16%), Abruzzo (+12%) e Campania (+12%).

Scarica le schede:

Tabella export vino (anno 2012)
Tabella raffronto export (2012 – 2013)

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